Quali soluzioni per la vite di domani?

Di fronte all’aumento delle temperature, alla variabilità delle precipitazioni e alla frequenza di eventi climatici estremi, è essenziale ripensare la scelta dei vitigni e dei portinnesti per preservare la qualità e la sostenibilità dei vigneti.

Un’evoluzione lenta ma continua dei vitigni

I vitigni non sono fissi: evolvono in interazione con l’ambiente climatico, il terroir e le selezioni operate dall’uomo. Questa evoluzione è tuttavia graduale, spesso su decenni.

Un esempio è il Tempranillo: questo vitigno spagnolo si è trasformato nel tempo in diverse espressioni regionali – Tempranillo in Rioja, Tinto del País in Ribera del Duero, Tinto de Toro o Tinta Roriz in Portogallo. Sebbene la base genetica rimanga simile, i comportamenti vegetativi e i profili dei vini differiscono sensibilmente.

Tre criteri essenziali nella scelta del materiale vegetale

Quando si parla di adattamento del materiale vegetale, occorre considerare diversi aspetti fondamentali, sia per i portinnesti che per i vitigni:

  • Resistenza alla siccità
  • Tolleranza al calore
  • Ciclo vegetativo e periodo di maturazione

Questo articolo si concentra sulla scelta del materiale vegetale, senza affrontare altri strumenti di adattamento come densità di impianto, modalità di potatura o gestione dei suoli, che meritano un approfondimento separato.

I portinnesti: alleati contro le sfide climatiche

Alcuni portinnesti si rivelano più adatti alle condizioni climatiche attuali e future. Eccone alcuni esempi:

Portinnesti resistenti alla siccità

Portinnesti come R110, 140 RU o Rupestris du Lot sono storicamente usati nelle zone secche del sud-est della Francia. Oggi la loro area di impianto si amplia verso regioni più soggette a siccità estive. Tuttavia, tollerano poco gli eccessi di acqua primaverile, sempre più frequenti in alcune aree.

Portinnesti sensibili o trascurati

Portinnesti come Riparia Gloire de Montpellier (RGM) o 161-49 offrono buone qualità produttive, ma mostrano debolezza in caso di stress idrico o calore intenso. Possono anche sviluppare sintomi come fogliatura o fillossera, legati a problemi di circolazione della linfa.

Portinnesti a ciclo lungo

Alcuni portinnesti come 420A o 41B ritardano la maturazione degli acini. Questo può essere utile per beneficiare di notti più fresche in autunno, favorendo la freschezza aromatica e l’affinamento dei tannini.

Portinnesti da rivalutare

Portinnesti come 333EM, sebbene poco produttivi in legno, mostrano grande resilienza alle condizioni estreme. Per mancanza di domanda, oggi sono poco proposti dai vivai.

Quali vitigni per affrontare il clima di domani?

L’adattamento climatico passa anche dalla scelta dell’uvaggio:

  • Introduzione di vitigni mediterranei

Syrah o Grenache, tradizionalmente coltivati nel sud, potrebbero essere introdotti in terroir più settentrionali. Questo richiederebbe modifiche normative o una gestione volontaria fuori dagli AOP.

  • Riconsiderare l’uvaggio locale

In alcune denominazioni si osserva un riequilibrio, con vitigni a ciclo lungo come Cabernet Sauvignon o Cabernet Franc per ritardare la maturità e preservare freschezza nei vini.

  • Riscoperta dei vitigni dimenticati

Vitigni “secondari”, abbandonati per sensibilità o bassa resa, ritrovano interesse. La loro rusticità o ciclo più adatto alle estati calde offre nuove soluzioni.

Preservare la diversità genetica: una necessità

Dagli anni ’60, il lavoro di selezione clonale ha ottimizzato produttività e zuccheri nei vitigni principali. Oggi questo patrimonio genetico, insieme alle vecchie vigne in selezione massale, costituisce una riserva preziosa per affrontare sfide climatiche.

Tra questi individui spesso dimenticati, esistono probabilmente profili più capaci di resistere a estati torride e primavere imprevedibili.

Una scelta strategica per i decenni a venire

La scelta del materiale vegetale (vitigno + portinnesto) impegna una parcella per 30–50 anni. Con il cambiamento climatico accelerato, questa decisione è una vera sfida: come prevedere l’evoluzione del clima su mezzo secolo?

È quindi imperativo preservare la diversità genetica, incoraggiare la sperimentazione e considerare il vigneto come un ecosistema resiliente, capace di adattarsi anno dopo anno alle nuove realtà climatiche.

Conclusione

L’adattamento del materiale vegetale è un pilastro fondamentale nella strategia di resilienza dei vigneti al cambiamento climatico. Portinnesti, vitigni, patrimonio genetico: ogni scelta conta. In questo contesto mutevole, i consulenti viticoli accompagnano i viticoltori nel conciliare performance agronomica, qualità dei vini e sostenibilità a lungo termine.