Alla fine dell’affinamento, la gestione dell’ossigeno disciolto è fondamentale per preservare la qualità aromatica e tannica dei vini rossi. Spiegazioni e buone pratiche.

Gestire l’ossigeno disciolto a fine affinamento: un equilibrio delicato

L’ossigeno svolge un ruolo chiave nell’elaborazione del vino, ma il suo apporto deve essere controllato con precisione, soprattutto nella fase finale dell’affinamento. In questo momento, il vino rosso è spesso già compiuto: ha ricevuto gli apporti necessari per ammorbidire la struttura tannica e stabilizzare il suo equilibrio. Un ulteriore apporto di ossigeno non è più desiderabile e può risultare dannoso.

In eccesso, l’ossigeno può provocare:

  • deviazioni aromatiche,
  • sviluppo incontrollato di microrganismi,
  • aumento dell’acidità volatile,
  • alterazioni del colore o formazione di aromi indesiderati (rancio),
  • precipitazione eccessiva dei composti fenolici.

Fattori che influenzano l’ossigeno disciolto

La quantità di ossigeno disciolto dipende da:

  • la superficie di contatto tra vino e aria,
  • la temperatura (l’ossigeno si dissolve meglio a basse temperature, ma viene consumato più rapidamente sopra i 12 °C),
  • il livello iniziale di ossigeno presente nel vino.

È importante distinguere tra una dissoluzione rapida (10–15 minuti) e un consumo più lento (10–30 giorni) da parte dei composti del vino (polifenoli, SO₂ libera…).

Ridurre l’ossigeno indesiderato: pratiche chiave in cantina

Per proteggere il vino da un’eccessiva ossigenazione durante il passaggio dalla barrique alla vasca, il responsabile di cantina può:

  • controllare la temperatura dell’aria e del vino,
  • utilizzare pompe a bassa portata,
  • limitare la lunghezza delle tubazioni,
  • utilizzare lance di travaso con valvola,
  • eliminare eventuali ingressi d’aria nelle attrezzature,
  • iniettare un gas inerte (CO₂ o azoto) nella pompa o nelle condotte,
  • inertizzare la vasca di ricezione con un gas più pesante dell’ossigeno (CO₂ o argon).

Strumenti precisi per un controllo ottimale

Strumenti come l’ossimetro o i sensori di ossidoriduzione permettono di misurare con precisione l’ossigeno disciolto. Facili da utilizzare, garantiscono una gestione più accurata delle operazioni sensibili senza aumentare significativamente i costi.

Preservare il vino significa anche rispettarne i ritmi

Al di là degli aspetti tecnici, l’intuizione e l’esperienza restano fondamentali. È importante:

  • limitare le manipolazioni in condizioni climatiche instabili,
  • rispettare i cicli naturali, talvolta anche cosmici,
  • lasciare spazio alla sensibilità dell’operatore.