Il successo di un vigneto inizia fin dalla prima potatura. Durante i primi tre anni, l’obiettivo non è ancora la produzione, ma la formazione di una pianta sana, ben strutturata e capace di durare nel tempo. Una potatura di formazione ben eseguita consente di limitare l’invecchiamento precoce, prevenire le malattie del legno e garantire l’equilibrio futuro della pianta.
Comprendere la circolazione della linfa
La potatura di formazione si basa prima di tutto sulla comprensione della fisiologia della vite. Due tipi di vasi assicurano la circolazione della linfa:
- Lo xilema (linfa grezza), che trasporta acqua e minerali dalle radici agli organi aerei
- Il floema (linfa elaborata), che distribuisce gli zuccheri prodotti dalle foglie verso le altre parti della pianta.
Questi due sistemi sono separati dal cambio, un sottile strato di cellule che produce ogni anno il legno (xilema) e il libro (floema). Il nutrimento della pianta avviene principalmente in pochi millimetri sotto la corteccia. Per questo motivo, ferite di potatura mal posizionate o troppo precoci possono compromettere in modo duraturo questi flussi essenziali.
Primo anno: accompagnare senza danneggiare
Nell’anno successivo all’impianto, la priorità è lasciare che la vite si stabilizzi senza ostacolare lo sviluppo dei suoi flussi di linfa.
Una scacchiatura precoce e manuale, senza l’uso di forbici, consente di limitare i germogli secondari preservando al contempo l’integrità del futuro tronco.
Durante la prima potatura (da effettuare tardivamente, idealmente dopo metà marzo), si seleziona il tralcio meglio allineato con il flusso principale della linfa. Questo si trova spesso dalla parte opposta rispetto al punto di innesto ed è leggermente più vigoroso degli altri.
Si conserva generalmente uno sperone con due gemme. I tagli devono essere netti ma non troppo rasenti: lasciare un piccolo moncone permette di evitare che la ferita interferisca con la zona attiva di circolazione della linfa.

Secondo anno: selezionare e orientare
Il secondo anno è determinante per la costruzione del tronco e richiede un intervento più strutturante:
- Una scacchiatura accurata (più decisa rispetto all’anno precedente), effettuata precocemente per evitare ferite
- Una spollonatura ben condotta, per eliminare tutti i germogli indesiderati
- Una legatura rapida, per guidare la crescita verticale e aiutare la pianta a raddrizzarsi
Si mantiene il germoglio meglio alimentato, idealmente in asse con il flusso della linfa. Un riferimento semplice: un diametro superiore a quello di una sigaretta consente di prevedere una potatura “a punta”.
La selezione delle gemme dipende dal vigore della pianta:
- Vigore normale: si conservano 3 gemme,
- Vigore elevato: è possibile lasciarne di più.
È importante prevedere uno spazio sufficiente sotto il filo di piegatura, per evitare di formare un tronco troppo alto.

Terzo anno: definire la struttura definitiva
Il terzo anno è quello dell’impostazione dei bracci e dell’architettura definitiva della vite.
Tra i tralci situati sotto il filo di piegatura, se ne selezionano due ben orientati, lungo l’asse del filare, né troppo alti né troppo bassi.
- Uno viene potato a sperone con 2 gemme,
- L’altro a capo a frutto con 3 o 4 gemme.
Una variante consiste nel lasciare capi a frutto leggermente più lunghi, conservando solo le prime gemme e eliminando le successive con la scacchiatura. Questo metodo consente una migliore legatura al filo e facilita la disposizione simmetrica dei futuri bracci.

Formare una vite significa anticiparne il futuro
La formazione della vite non è mai casuale. Si basa su un’attenta osservazione della pianta, su una conoscenza precisa dei suoi flussi di linfa e sulla capacità di anticiparne lo sviluppo futuro.
Ogni decisione presa nei primi tre anni influisce in modo duraturo sul vigore, sulla longevità e sull’equilibrio della vite. Per questo motivo, questa fase di impianto merita tutta l’attenzione del viticoltore.